Alluminio su Marte

Alluminio su Marte: dalla NASA alla missione Exomars, tutta italiana

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Asimov portò i robot su Marte oltre un ventennio fa, ma ancora oggi arrivano notizie di una missione italiana che ha l’obiettivo di lanciare una trivella realizzata per gran parte in alluminio sulla superficie del pianeta rosso con lo scopo di raccogliere e analizzare campioni di roccia.
L’alluminio e Marte non sono un binomio nuovo per il mondo dell’esplorazione spaziale.

Alluminio – Marte e l’esplorazione spaziale

Non solo la placca Pioneer! L’alluminio spicca per le sue qualità nel mondo della ricerca scientifica e sta conquistando progressivamente un ruolo di rilievo. Nel 2014 ad esempio La NASA ha deciso di dedicare una missione e svariate ricerche su Marte alla montmorillonite, un minerale che rientra nella classe degli smectiti. La scoperta della presenza di questa sostanza sulla superficie del pianeta rosso, era stata effettuata dalla navicella Mars Reconnaissance Orbiter che era riuscita a rilevare lo spettro dell’alluminio legato all’ossigeno e all’idrogeno.

Ma già dal 2012 si parlava del binomio Marte e alluminio, poiché il minerale sembra essere una delle rocce presenti sulla superficie. Il robot Curiosity in quella data scoprì una roccia di origine magmatica dotata di una composizione differente da quelle analizzate fino a quel momento sulla superficie del pianeta, composta da alte concentrazioni di sodio, alluminio e potassio e basse concentrazioni di magnesio, ferro e nickel.

La missione Exomars pronta a partire nel 2020

L’alluminio ritorna su Marte ma stavolta la per analizzare le rocce presenti sulla superficie del pianeta. La trivella che si occuperà di raccogliere i frammenti di roccia necessari all’analisi del suolo di Marte è un progetto tutto italiano. L’Esa ha completato tutti i test tenuti presso il laboratorio del Cisas e il lancio è pronto per essere effettuato nel 2020. Il progetto ha avuto come luogo chiave per la progettazione gli stabilimenti di Leonardo a Nerviano.

Questo gioiellino dell’ingegno italiano porterà a termine la sua missione grazie alla dotazione di una punta in diamante supportata da quattro aste una principale e tre prolunghe realizzate in alluminio. L’asta consentirà di raccogliere campioni sulla superficie ed analizzarli per scoprire la presenza di qualche forma di vita.

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